di Davide W. Pairone
L'intero corpus di opere di Gabriel Orozco somiglia ad un'attività demiurgica, ad un gesto che stende un velo di carta millimetrata sul mondo e crea la forma, là dove prima era solo caos e rumore. Bisogna immaginare la condizione del demiurgo platonico: la solitudine e la responsabilità, il potere divino, eppure inadeguato, dell'intelletto di fronte alla materia primordiale. Un sacro timore (θειος φοβος, theios phobos) investe chi osserva il fondo delle cose, il fondamentale caos della realtà.
