Venezia: alchimie, illuminazioni e ritorni al (dis)ordine



Mentre gli happy few  si godono vernici, buffet e mondanità lagunari i comuni mortali devono soddisfare la propria curiosità con i primi report fotografici, i primi commenti e, inutile dirlo, i primi scandaletti. Le informazioni sono ancora frammentarie ma si cominciano ad intuire i motivi di maggior interesse della Biennale e degli eventi collaterali, i passaggi cruciali destinati a lasciare il segno in mezzo alle centinaia di opere ed artisti che invece passeranno velocemente nell'oblio. 
Subito polemiche per il complesso scultoreo di Jan Fabre a Santa Maria della Misericordia, con la Pietà trasfigurata da alchimie barocche (cervelli, farfalle, teschi) che sono ormai il repertorio modello dell'artista contemporaneo. Fabre però sembra trovare un mirabile equilibrio fra provocazione, tradizione e lirismo riassumendo in una sola opera motivi e temi di un'intera carriera.



ILLUMInazioni della Curiger presenta alcuni omaggi a figure fondamentali della storia recente: Sigmar Polke ad esempio, e per quel che riguarda l'Italia il grande fotografo Luigi Ghirri oltre alle installazioni ambientali di Gianni Colombo.I piccioni di Cattelan sorvegliano dall'alto le sale dedicate a Cindy Sherman ai Giardini, dove ci attende la sala straniante del Tintoretto e dove sembrano di particolare interesse le installazioni di  Seth Price, Gabriel Kuri, le macchie di Cristopher Wool, le geometrie di Das Institut.
All'Arsenale l'opera simbolo è già quella di Urs Fischer, il marmo/cera come ennesima declinazione del memento mori, insieme al Parapavillion di Song Dong. Gli italiani, in attesa dell'arrivo di Andreotta Calò a piedi da Amsterdam, sembrano cavarsela bene anche senza eccellere in un generale contesto inappuntabile ma senza grandi vette. Mentre il Padiglione di Sgarbi sarà a suo modo imperdibile...



Sempre in tema di italiani: fra gli eventi collaterali spicca la personale di Enrico David alla Fondazione Bevilacqua la Masa, occasione per conoscere meglio il lavoro di un "cervello in fuga" che all'estero tengono molto in considerazione (finalista al Turner Prize 2009), e la celebrazione di Pino Pascali a Palazzo Michiel da Brusà. Solita parata di trofei a Palazzo Grassi con la collettiva "Il mondo vi appartiene" ma, in attesa dei riscontri dai vari padiglioni nazionali la mia attenzione è rapita da un progetto ambizioso e promettente: all'Arsenale novissimo, la collettiva che riunisce Alexander Ponomarev (Russia), Hans Op de Beeck (Belgio), Adrian Ghenie (Romania) e Ryoichi Kurokawa (Giappone). One of a Thousand Ways to Defeat Entropy, così si chiama la mostra, a giudicare dai nomi coinvolti e dal concept si propone come un punto di ri-partenza e di meditazione sulle ceneri del postmoderno. Certo, suona come un ossimoro il ritorno all'ordine nel segno del modernismo, ma tentare di superare il barocco citazionista e spettacolare degli ultimi trent'anni utilizzando le "griglie" e i codici delle avanguardie suona come una sfida affascinante e, probabilmente, decisiva.



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