
Specialisti in distopie, invece, i membri del collettivo AES+F: artisti attivi nel campo dei tactical media, utilizzano le tecniche più avanzate della comunicazione liquida per aprire scorci sul futuro della civiltà. In Islamic Project (1996-2003) immaginano un mondo dominato dalla cultura araba, in cui l'occidente obbedisce ai precetti coranici e adatta i propri simboli all'immaginario islamico. La distopia opposta è al centro dell'installazione video The feast of Trimalchio (2009), incarnazione della cattiva coscienza del primo mondo: nell'atmosfera glamour e plastificata di un'isola avveniristica va in scena la dialettica servo-padrone, fra opulenza e schiavitù.

L'utopia costruttivista, nell'opera di Dimitri Gutov, si inserisce in una più ampia prospettiva di armonia universale: così alle meschinità del potere e della politica Gutov risponde con Mozart e Rembrandt, con la Natura e la purezza, bruta ed assoluta, degli oggetti. La sua è una pratica artistica totale, non perché utilizza ogni tecnica a disposizione, ma perché si interroga sul ruolo dell'umanità che progetta se stessa, a partire dal nulla, dal rumore di fondo della storia e degli interessi materiali, immaginando un futuro spiritualmente armonico.