Kamin Lertchaiprasert. Sitting (Money)

di Luciano G. Gerini

Il “papier maché” è in Thailandia uno dei materiali dell'arte e dell'artigianato tradizionali. Ad esempio le famose maschere del teatro Khon, ciascuna delle quali è realizzata secondo i rigorosi schemi della tradizione da maestri che si tramandano, di padre in figlio, i piccoli grandi segreti relativi alla preparazione della cartapesta, al modo di modellarla ed alla composizione dei colori.
Ma di “papier maché” sono fatti anche i mille oggetti di varie dimensioni, vassoi, coppe, scatole, contenitori di varia forma e dimensione, animali mitici e non, che vengono poi laccati secondo la tradizionale tecnica della lacca nera e oro.
Le carte usate, almeno per le maschere e per i lavori di piú alto artigianato, sono la carta di riso e la carta di gelso, piú raramente la carta di ananas, quelle, cioé , dell'antica tradizione.
Non desta meraviglia, quindi, che la cartapesta venga spesso usata anche in lavori di arte contemporanea, né che, alle “carte” tradizionali si siano sostituite, oramai, quelle piú comuni ed usuali quali quella dei giornali quotidiani.
Nel 2007, a Chiang Mai in occasione della mia personale “Up River Journey”, ebbi il piacere di conoscere Kamin Lertchaiprasert di cui, l'anno prima, avevo avuto modo di vedere, in Bangkok alla Tadu Gallery, l'installazione Sitting/Money che mi aveva decisamente colpito.
Lungo i quattro lati della galleria correva un'unica mensola sulla quale erano esposte 365 piccole sculture (20/25 centimetri d'altezza) ciascuna delle quali rappresentante un uomo, sempre lo stesso, piú o meno in posizione di meditazione. 


Le sculture erano realizzate in cartapesta lasciata “al naturale” e ciascuna scultura, evidentemente riferita ad un giorno dell'anno, portava una qualche scritta a penna o pennarello. Appresi che tal i lavori erano stati realizzati, un disegno al giorno per tutto il 2004 e poi modellati durante il 2005 e parte del 2006.
La particolaritá eccezionale di tali piccole sculture era, peró, il “papier maché” utilizzato. Era infatti realizzato con banconote di corso legale, per la precisione Thai Bath, nei vari tagli, di cui le sculture conservavano, almeno in parte, la colorazione: verde dei 20 Bath, azzurra dei 50 Bath, rosa dei 100 Bath, porpora dei 500 Bath e bruno chiaro dei 1000 Bath.
Leggendo del lavoro di Perino & Vele e del loro uso “selettivo” dei giornali quale “materia prima” della cartapesta non poteva non tornarmi in mente l'installazione di Kamin.
Mi è parso interessate far conoscere questo lavoro ed il suo autore ed ho ritenuto che il modo piú opportuno fosse quello d'intervistare direttamente Kamin, ed ecco il risultato:


LGG – Mi piacerebbe che, innanzi tutto, ci dicessi un po' delle tue “origini” di come e quando decidesti di diventare “artista” e del tuo background artistico
 KL – Sin da quando ero un bambino l'unica “materia” nella quale sembravo riuscire bene era il disegno che usavo anche per tenere un diario giornaliero e per esprimere i miei sentimenti e le mie idee. Fu naturale, dopo la scuola dell'obbligo, iscivermi all'Universitá Silpakorn dove ottenni il BFA alla facoltá di “stampa”, poi, nel 1987, andai a New York
LGG - Si, so che hai passato un lungo periodo a New York e, mi pare, che fu li che tu iniziasti questa tua abitudine di eseguire, tassativamente, almeno un disegno al giorno, una sorta di diario artistico o forse una forma di meditazione dinamica ?
KL – Si. La prima serie dei “progetti giornalieri” l'ho poi presentata in “Time and Experience” del 1990. L'idea mi venne leggendo della teoria del tempo di Albert Einstein. Egli spiegó che noi possiamo “riconoscere” il tempo solo attraverso le esperienze, senza esperienza il tempo non esiste. Colpito da questa idea iniziai a fare i miei disegni quotidiani per rendere concreta la mia esperienza e far si che, attraverso tali testimonianze di esperienze quotidiane, anche il tempo della mia vita avesse una reale esistenza.
LGG – So che, anni dopo, tu visitasti l'Italia durante una Biennale, che cosa ricordi di quell'esperienza?
KL – C'era un gran caldo ed una moltitudine di persone. Ebbi la sensazione che fosse un mondo industriale dell'arte e della cultura. Troppa informazione.


LGG – Alcuni anni or sono ebbi l'opportunitá di vedere, alla Tadu Gallery di Bangkok, la tua installazione “Sittinig(Money)” e fui davvero colpito. Vorrei, preliminarmente, chiederti che cosa significa per te il medium  “papier maché” in generale.
KL – Mah! Se si fosse trattato di normale “papier maché” sarebbe stato solo una tecnica come un'altra, ma forse tu vuoi chiedermi a proposito del denaro, del “papier maché” fatto con le banconote...
LGG – Chiramente questa è la domanda successiva, come ti venne l'idea di usare delle banconote, banconote di corso legale, per farne cartapesta. Quale è il tuo atteggiamento verso il denaro?
KL – Per me il denaro è solo l'espressione numerica e simbolica dello scambio, non ha un valore di per sé. Assume un valore quando to vuoi fare uno scambio. L'idea di usare delle banconote per farne delle sculture mi venne dal mio precedente lavoro “The Buddha said if you see Dharma, you see me” del 2002. Una scultura del Buddha non è il Buddha, mentre la natura, si, lo è. Quel lavoro rifletteva l'essenza del Dharma che è reale e non un'illusione. Con Sitting/Money volevo rappresentare il fatto che il denaro, nato originariamente per essere misura per lo scambio, è oggi diventato simbolo di benessere e criterio per definire successo e ricchezza. La mia intenzione è, quindi, di ricordare che questa è un'illusione che dobbiamo superare per raggiungere, finalmente, la pura e semplice veritá.
LGG – Posso chiederti quanto, in Thai Bath, tu hai “distrutto” per la preparazione di quel particolare “papier maché”?
KL – Credimi, non lo so, non ho mai tenuto il conto.
LGG – I Bath hanno colori differenti, verde, azzurro, rosa, porpora, bruno chiaro, mi pare che tu li abbia tenuti separati conferendo cosí tali colori ai tuoi lavori , hanno un significato particolare per te e con che criterio li hai usati nel tuo lavoro?
KL – Si, non li ho mescolati, ed ho mantenuto i vari tagli di banconote separate mantenendo i colori ma non attribuisco a questo nessun significato particolare.
LGG – Che tecnica hai usato nella realizzazione delle singole sculture?
KL – Il “papier maché” era formato da banconote, acqua e colla , le sculture sono state modellate a mano senza utilizzare stampi.
LGG – Possiamo ora andare un po' piú a fondo nel significato di tale tuo lavoro? Sitting/Money è una installazione di 365 piccole sculture in “papier maché”, ciascuna delle quali, ti rappresenta seduto in posizione di meditazione, ma spesso non precisamente nella posizione canonica ma con differenti atteggiamenti. Ogni scultura porta una qualche scritta a penna. Puoi dirci qualche cosa delle differenti posizioni, delle scritte e di questo rappresentarti in diversi atteggiamenti e posizioni?
KL – Le posizioni nei lavori rappresentano la mia storia quotidiana cosí come mi tornava alla mente mentre ero seduto in meditazione, gli atteggiamenti sono appunto queste storie della mia vicenda giornaliera. Le scritte derivano da passi fondamentali delle scritture buddhiste (tutto cambia in ogni momento, tutto diventa sofferenza quando ti ci attacchi o pensi ti appartenga, tutto è vuoto) che io uso per interrogarmi a proposito della mia esperienza quotidiana, ho cercato di rappresentarla nelle diverse situazioni ed ho scritto le relative “risposte” sulle sculture
LGG – Hai realizzato i disegni di queste sculture uno per ciascun giorno durante un anno intero. Realizzare almeno un disegno al giorno è una pratica che continui ancor oggi, che significato dai a tale pratica?
KL - È come respirare, non è come lavorare o rilassarsi. È il corso naturale della vita il percorso di una vita normale.
LGG – Che “concetto” conclusivo daresti di Sitting/Money?
KL – L'arte è un processo di apprendimento una ricerca verso la comprensione di se' stessi e della natura.


LGG – Nel 1998, con Rikrit Tiravanja hai dato vita al “The Land Project” divenuto poi “The Land Foundation”, dieci anni dopo nel 2008 hai creato il “31st Century Museum of Contemporary Spirit”, quali sono i concetti che hanno ispirato questi due progetti e quale il legame ideale tra di essi?
KL – L'idea fondamentale di “The Land” è la sperimentazione sociale e l'assenza di proprietá, l'idea del “31st Century Museum of Contemporary Spirit” è quella di incoraggiare la gente all'autorispetto, alla libertá di espressione e alla co-consapevolezza sociale, che è anche rispetto l'uno dell'altro. Credo che i due progetti abbiano lo stesso concetto a proposito di problemi/attivitá sociali ma sono differenti nel metodo, inoltre il progetto “The Land” è una cooperazione tra diversi artisti ed amici mentre il “31st Century Museum of Contemporay Spirit” una mia realizzazione e convinzione personale.
LGG – Che cosa ci puoi dire oggi della tua arte e, magari, della scena artistica contemporanea Thailandese?
KL – Ho la sensazione di non star facendo “arte” , quel che cerco costantemente è comprendere il significato della vita attraverso le diverse attivitá e le diverse culture che assumono rilevanza in uno specifico momento della mia vita. Quanto al panorama artistico contemporaneo Thailandese, son certo che ne sai molto piú tu di quanto non ne possa raccontar io.

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