Max Ernst sul talento, il gusto ed il collage

- Come l'ultima superstizione, come un triste residuo del mito della creazione, la cultura occidentale ha conservato la storia della creatività dell'artista.


- L'arte non ha nulla a che vedere con il gusto, l'arte non è lì per essere "gustata". Eppure si ritiene o si crede che l'arte esista per essere "giudicata" e che gran parte dell'arte moderna vada giudicata da un punto di vista economico. Che opinione originale! Ciò che la maggioranza vuole è esattamente ciò che fanno i critici su piccoli e grandi quotidiani. Hanno deciso di giudicare l'arte. Il che è un'occupazione molto piacevole perché non importa quanto possa essere sbagliato un giudizio, non dovrai mai correggerlo. I giudici dell'arte parlano di "abilità" e rimpiangono che le giovani generazioni abbiano perso il talento. Talvolta i loro rimpianti sono anche presi sul serio. Ma, signori, pensate davvero di sapere cos'è il talento? No, non lo sapete.


- Un giorno dell'anno 1919 , trovandomi con un tempo piovoso in una villa sulla riva del Reno, fui sorpreso dall'ossessione che esercitavano sul mio sguardo irritato le pagine di un catalogo illustrato dove figuravano degli oggetti per dimostrazioni di carattere antropologico, microscopico, psicologico, mineralogico, paleontologico. Vi trovavo riuniti elementi di figurazione talmente distanti che la stessa assurdità di questo insieme provocò una subitanea intensificazione delle mie facoltà visionarie e fece nascere in me una successione allucinante di immagini contraddittorie, immagini doppie, triple e multiple, sovrapponendosi le une alle altre con la persistenza e la rapidità proprie dei ricordi d'amore e delle visioni del dormiveglia. Queste immagini chiedevano nuovi piani per i loro incontri in un nuovo piano sconosciuto (il piano della non-convenienza). Era sufficiente allora aggiungere su queste pagine di catalogo, dipingendo o disegnando, e per fare ciò riproducendo docilmente soltanto quello che vedevo in me, un colore, un segno di matita, un paesaggio estraneo agli oggetti rappresentati, il deserto, un cielo, uno spaccato geologico, un pavimento, una sola linea dritta come orizzonte, per ottenere un'immagine fedele e immobile della mia allucinazione; per trasformare in dramma, rivelatore dei miei più segreti desideri, ciò che poco prima non erano che banali pagine di pubblicità.

- Così come il ruolo del poeta consiste nello scrivere sotto la dettatura del pensiero che articola in sé, il ruolo del pittore è quello di afferrare e proiettare ciò che vede dentro di sé.




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