Nunzio Paci. De Signatura Rerum (1 di 2)

di Davide W. Pairone



«L'uomo saggio può governare e padroneggiare la stella, poiché il firmamento è dentro di lui»
(Paracelso)

Una stanza, due stretti e austeri corridoi a perpendicolo, marmi, ampi panneggi teatrali che scendono dalle finestre a volta. Lungo le pareti del Museo delle Cere Anatomiche di Bologna, scorrono austere vetrine e bacheche Biedermaier fitte di oggetti, a prima vista indecifrabili "pezzi" ma subito dotati di una strana familiarità: sono organi, membra, corpi a brandelli, spettri di cera che riproducono la mera meccanica della vita. Una macabra e frammentaria sequenza che fece da corollario al ciclo pittorico di Nunzio Paci del 2011 (Rhizoma) e che rappresentò un punto di svolta nella ricerca dell'artista bolognese come trampolino verso nuove sperimentazioni del segno e della forma.
Quando lo sguardo fenomenologico dell'artista posa lo sguardo sulle geometrie degli organi e sulle strutture del vivente egli le considera come tali - pure forme che proliferano e si combinano - e ne osserva i principi di movimento e funzione. Uno sguardo analitico che assorbe la materia mentre la disseziona e che solo successivamente dal fenomeno passa alla complessità del simbolo e della cultura. Per Paci l'anatomia ha un fascino tutt'altro che macabro o funereo; è al contrario sforzo e tensione vitale, fasce muscolari e fibre, apparati, ibridi, innesti, evoluzione. Nelle patologie egli non trova la prova dell'ineluttabile decadimento e il segno del memento mori ma la lotta e la strategia che la vita applica per perpetuarsi attraverso le generazioni, così che dalle polverose sale di un piccolo e prezioso museo, sono partite nuove, più feconde riflessioni sul corpo vivente come metafora prima e origine di ogni altra analogia.


Teoria del corpo vivente: bios, soma, identità, relazione

Per Eco, sulla scorta di Merleau-Ponty e ancor prima Husserl, esistono i cosiddetti "universali semantici", categorie basilari tramite le quali l'uomo cifra il mondo a partire dalla presenza del corpo nello spazio (opposizioni alto-basso, destra-sinistra, dentro-fuori ecc) e dal riconoscimento del corpo come presenza e testimonianza dell'altro. Il corpo è la misura di principi cognitivi ed etici basilari e, come ha ben mostrato Foucault introducendo il concetto di biopolitica, i conflitti sociali nascono dal corpo e dalle sue esigenze. In esso la politica e il sapere lasciano segni distintivi (abiti, sport, piercing, tatuaggi, chirurgia fino agli estremi della tortura, dell'eugenetica e delle modalità di conservazione), i corpi si cancellano o esibiscono, si mutilano o si esaltano, si disciplinano e rinchiudono a seconda delle evenienze e dall'incrocio di interessi fra saperi e poteri. La con-presenza dei corpi è, anche per Paci, la necessaria e talvolta dolorosa rinuncia al solipsismo, alla pretesa assolutezza dell'individuo che nell'intreccio delle radici diviene rizoma. L'anatomia dei corpi diventa così campo di indagine del corpo sociale, un'ampia ellissi che interroga il concetto di identità, relazione, meticciato bio-culturale, creolizzazione. L'incontro di elementi eterogenei trova, nella reciproca necessità della sopravvivenza, dei paradigmi nuovi in un processo di intervalorizzazione messo a dura prova nel contesto globale: micro e macro conflitti negli ultimi decenni hanno portato alla crisi del modello basato sul meticciato culturale e, forse per questo stesso motivo, Paci ha inteso portare la riflessione ad un livello più profondo, per l'appunto biologico e dunque pre-culturale. La vita, nella sua cruda necessità di autopreservarsi, include anziché escludere ed esce esponenzialmente rafforzata dal confronto e dall'innesto della diversità.


Lungo gli snodi di tali riflessioni Paci ha incontrato icastiche figure di sintesi: i siamesi ed i cannibali, esempi radicali di relazione e autosufficienza del ciclo vitale. Qui il confine fra i corpi si riduce fino a scomparire in un processo che sublima la crudeltà naturale in fecondi abbracci, inclusioni, nutrimenti reciproci così da trasformare la patologia in rigenerazione. Il tema del corpo come campo di forze e metafora sociale è la cifra di molte opere contemporanee, a partire dalla rivoluzione della body art per finire alla cristallizzazione chimica dei cadaveri dati in pasto al pubblico voyeurismo da Gunther Von Hagens, ma è nel cinema di David Cronenberg che possiamo trovare un puntuale termine di paragone. Nel film Inseparabili (Dead Ringers, 1988) il regista canadese mette in scena una sorta di danza paranoide fra due gemelli siamesi separati alla nascita, indagando la complessità del loro rapporto e la degenerazione parallela della psiche e della carne. Più in generale l'opera di Cronenberg si basa su sottili e agghiaccianti simmetrie che partono dal corpo per svilupparsi nelle relazioni sociali, con l'intento di mostrarne l'isteria di fondo e la tendenza a violare e sopraffare l'alterità. 


La fisiologia, l'anatomia e la patologia sono dunque incarnazioni della psiche e, curiosamente oggi soma (il termine greco per "corpo") sta ad indicare il nucleo del neurone, ovvero il punto in cui carne ed elettricità divengono pensiero e, per Cronenberg, schizofrenia, paranoia, assenza, come in un rovesciamento del determinismo meccanico e positivista dell'800. Ma se Paci condivide con il regista il percorso che da fibre e nervature conduce fino alla psiche, diversi sono gli esiti: ibridi, siamesi e cannibali sono segni della vita alla ricerca della completezza, lontani dunque dalla psicosi e semmai prossimi al mito dell'Androgino platonico presente nel Simposio.

(continua)

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