Nunzio Paci. De Signatura Rerum (2 di 2)


(continua)


Ibrido per antonomasia, l'Androgino che proviene dall'alba dei tempi si pone al di fuori della storia come ideale regolatore, come principio dell'eros vitale che lega tutto ciò che è vivente a partire dall'uomo e dalla sua coscienza finita e mortale. Mentre minotauri, centauri e sirene parlano della follia - perché appartengono al fondo oscuro dell'umanità indistinta dalla natura animale e selvaggia - l'Androgino e l'arte sottilmente erotica di Paci idealizzano l'utopia panteistica di un bios che trascende se stesso, che uscendo dal suo limite (carne e pelle) trova la conciliazione nell'altro, la circolarità inesauribile della vita, il superamento del particolare e l'accesso all'Essere nella sua completezza. Sulle tele infatti si incontra e compenetra il vivente tutto, regni, classi e phyla, vegetali, animali ed umani, come ad annullare la tassonomia moderna - che ha artificialmente separato il continuum delle forme naturali creando una frattura funzionale ed utilitaristica - per attingere ad una superiore totalità.


Teoria delle segnature

Il bisturi della ragione cartesiana ha inciso in profondità il tessuto culturale dell'occidente: nel mondo medievale dei simboli e delle analogie la spiegazione dei fenomeni era ricavata dalle somiglianze e dalle qualità, nell'ambito di un ordine universale ininterrotto e garantito dal verbo divino. Proprio nella terminologia fiorita lungo i secoli troviamo traccia di quel sistema, fatto di Aemulatio, Amicitia, Concertus, Consonantia, Continuum, Convenientia, Proportio, Similitudo, Simpatia fra le cose del mondo. Ma solo con l'umanesimo cominciano a manifestarsi l'uomo e il linguaggio come eccezioni e fratture nel continuum naturale, come luoghi in cui la natura perviene alla coscienza di sé. Non per questo però secoli di alchimie e proto-scienze sono passati invano ed oggi più che mai una conoscenza qualitativa del mondo è richiesta come soluzione al ricatto anti-umano delle scienze esatte, come punto di fuga rispetto alla pura ragione quantitativa, calcolatrice e strumentale.


D'altronde certe speculazioni medievali e rinascimentali, seppure generate su di un piano intuitivo e approssimativo, trovano ancora oggi riverberi e lumeggiature nella scienza ufficiale e nell'immaginario collettivo.Grazie alla genetica oggi sappiamo che ogni cellula di un organismo contiene una sequenza di informazioni (DNA) che ne definisce genesi, sviluppo, finalità, funzionamento, destino. Nel nucleo profondo della materia vivente esiste perciò un segno, un grumo di molecole che prende una forma, la doppia elica, e custodisce la possibilità di un'interpretazione. La teoria delle segnature, che nella moderna genetica trova la sua eredità, ha origine in tempi arcaici, quando magia, scienza e filosofia naturale s'intrecciavano fino a confondersi nei laboratori di astronomi, medici, alchimisti, pionieri e ciarlatani. Dal II secolo di Galeno al XVI di Paracelso in occidente si fece strada l'idea che la materia fosse segnata, solcata da cifre e figure rivelatrici, e da allora bisturi e microscopi non hanno cessato di incidere, sezionare e leggere il corpo della natura.
La fisiologia degli animali e dei vegetali, le fibre, i nervi, le ossa, la materia: sono gli elementi compositivi usati da Nunzio Paci, moduli scarnificati e simmetrie lacerate che si innestano le une sugli altri, prelevati di peso dall'immaginario pre-scientifico, dai pionieri dell'anatomia e della patologia, dalla tradizione ceroplastica che proprio nell'orbita dell'Università bolognese, dove studiò anche Gaetano Zumbo, conta maestri come Giuseppe Astorri e Cesare Bettini. Nel lavoro di Nunzio Paci convergono dunque diverse ascendenze, parentele, affinità, che si risolvono in uno sguardo allo stesso tempo pre e post scientifico, alla ricerca dei codici nascosti nel corpo del mondo e del linguaggio segreto con cui è scritto il libro della natura. A sua volta lo sguardo produce segni, moltiplicando le connessioni e ampliando il libro con nuove pagine. Non è un caso che la struttura di base su cui poggiano le ardite figurazioni ibride di Paci sia pressocché standard: un impasto materico, una pergamena pittorica come pagina strappata ad un incunabolo o ad un antico codex - ovvero ad un sistema codificato di conoscenze e saperi condivisi - mentre la ridotta gamma cromatica e la sintesi grafica evocano stampe, incisioni, monotipi.


Un'altra caratteristica di base consiste nella rigida suddivisione di tutti i lavori in mostra fra un livello superiore ed uno inferiore, che però continuamente si rovesciano l'uno nell'altro. Così talvolta le creature di Paci affondano zampe e radici nell'aria mentre immergono crani, toraci e foglie nel suolo, come di fatto accade nella bizzarra natura che ci circonda quando organismi respirano terra e acqua. E come succedeva nelle antiche leggende che narrano di piante grottesche nate da animali piantati come legumi - negli Annali T'ang cinesi la procedura: «se mettete nel terreno l'ombelico di una pecora e lo bagnate con acqua, nasce una pianta che da per frutti piccoli agnelli. La pianta spunterà quando scoppia il tuono».
L'evoluzione che traccia l'adattamento degli organi, che sviluppa branchie, ossa cave, piume, corna e l'infinita, bizzarra sequenza mutante delle fisiologie non fa altro che affermare la pura vita come principio primo di un'etica che diventa estetica, in Paci come nelle mille diramazioni del naturalismo in arte. Forma grafica e pittorica di un pensiero, il ciclo esposto in De Signatura Rerum invoca la conciliazione dei conflitti e non ha nulla di cruento: ciò che muore è compensato ciclicamente da ciò che si nutre e cresce e su questo assunto ancestrale si basa l'impatto totemico dei dipinti. Immagine materiale di un pensiero come il mandala - che è visualizzazione del cosmo in formazione - o appunto il totem che, nel rito, materializza l'essenza e il concetto, l'intera visione del mondo condivisa dalla comunità. Così le simmetrie e gli equilibri degli elementi si sviluppano orizzontalmente o verticalmente in funzione dell'impatto visivo ma ancor prima come conseguenza, come coerenza interna del panteismo e del vitalismo di Paci. Del resto la materia vivente è signata a livello microscopico come a livello macroscopico e l'armonia delle strutture figurative non fa che ricalcare l'armonia dell'intero ciclo vitale, la superiore e atroce verità che, al variare della prospettiva, mostra la malattia, la degenerazione e la morte come gemmazioni della vita. La gioia ultra-umana che accompagna questa consapevolezza è una visione di Zarathustra - «diventai tutto estate e meriggio d'estate» - colui che disprezza i valori convenzionali e invita ad abbracciare la vita in sè, con le sue spine e le sue solitudini, le sue ossa spezzate e le ferite. Colui che invita: «Sull'albero del futuro edifichiamo il nostro nido. Le aquile ci porteranno il cibo nei loro rostri».

2 commenti:

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